La storia di Alessandra Faggiano «UN VIAGGIO MISSIONARIO IN INDIA»


UN VIAGGIO MISSIONARIO PER ABBRACCIARE LONTANI ORIZZONTI.


Che rumore fa la felicità?

“Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno”.


Il desiderio di partire e di toccare nuove terre, non per un viaggio qualsiasi, si faceva spazio già da un po’ nella mia mente. L’occasione, senza pensarci due volte, l’ho colta dopo aver saputo di un corso organizzato a Perugia. “Sarà la volta buona, finalmente”. Erano queste le parole che mi ripetevo ogni volta mentre cercavo cosa mettere nella piccolissima valigia, per poi andare a scoprire cosa mi riservava la tappa formativa di quella data.

Un sogno che non è mai stato ostacolato da nessun componente della mia famiglia. Certo, la loro preoccupazione a tratti lasciava tracce, ma tutto si ricomponeva nel giro di pochi istanti: era il mio sogno e loro non volevano toccarlo.

img_3019Ogni passo verso quel volo mi sembrava un passo verso l’immenso. Ed è proprio così che si è rivelata L’India: infinita, intrigante e “ricca”. Il 15 agosto, così, sono partita. La domanda, anzi l’affermazione, dinanzi alla quale mi sono ritrovata più frequentemente: “Non è necessario andare così lontano”. Ciò che mi ha spinto a viaggiare dall’altra parte del mondo è soprattutto la necessità di scrollarmi, liberarmi delle/dalle mie comodità e perché sento che tutto ciò che siamo dipende dalla misura in cui riusciamo a diffondere amore, soprattutto quando e dove le nostre certezze vengono meno. Dove non abbiamo più i nostri vizi, dove non c’è la mamma, mentre fai ritorno a casa, che ha preparato un piatto caldo per te, dove non puoi lavarti se non misurando l’acqua.

img_2768Un popolo estremamente affascinante: rituali che si ripetevano ogni qual volta entravamo in una comunità, storie di antiche tribù e tea bevuti insieme a loro calpestando a piedi nudi terreni sacri, scimmie che camminavano accanto a noi, il pottu da indossare ogni mattina, musulmani le cui preghiere fungevano da sveglia umana alle 4 del mattino. Ma per un missionario l’India è soprattutto altro. È mani intrecciate e sorrisi carichi di speranze. Soprattutto i sorrisi di chi vive ancora tutto troppo ingenuamente, diffondendo, attraverso un canale senza barriere, la sua allegria. Negli orfanotrofi sono i bambini a darti la forza, la forza per animare, per rallegrare e per correre senza sosta, nonostante sulla tua fronte senti quasi il peso del sudore che scende. L’impatto, inizialmente più duro, è stato quello con “i ragazzi di strada” e con i disabili. Non riuscire a capire perché alcune persone siano così fortunate ed altre così abbandonate al loro destino da iniziare a consumare e produrre droghe dall’età di 9 anni. L’età in cui, i piccoli del “nostro mondo”, affondano il loro sguardo su tablet e costosi videogames.

axgp3925A chiunque mi chiederebbe cosa ho trovato lì, tralasciando i dati e i fatti nella loro concretezza, risponderei che lì ho trovato e sperimentato la vita. Quella vera, quella pura, quella in cui riesci a cogliere il reale senso dell’esistenza umana. Le mancanze, i bisogni che potresti sentire in un luogo così lontano dalla tua sicura dimora, sono tutti interamente colmati da sorrisi spontanei e gratuiti. Lì ho apprezzato la bellezza e la gratuità dell’amore, di quell’amore che riesce a toccare le pareti più interne del tuo cuore, di quell’amore che fa tremare le vene. Spero che le mie parole possano motivare altri ad abbandonare tutto e a vivere una simile esperienza, che sicuramente non cambierà la vita di qualcuno, ma l’arricchirà e ne sarà a sua volta arricchito.

14199295_10207026144916993_8119590229590893855_nIo per adesso ho lasciato l’India salutandola con un “arrivederci” perché la voglia di ripartire, dopo quello che un simile viaggio riesce a lasciarti addosso, può solo aumentare.

 

 

 

 

Alessandra Faggiano


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